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Il Riesame manda Giovanni Attanasio ai domiciliari e libera il suo braccio destro, Sergio La Rocca Cronaca 

Il Riesame manda Giovanni Attanasio ai domiciliari e libera il suo braccio destro, Sergio La Rocca

Per i giudici cade l’accusa di associazione camorristica. 

I pentiti Sabino De Maio e Raffaele Del Pizzo non sono credibili al punto da poter individuare Giovanni Attanasio come referente nei picentini del clan Pecoraro-Renna. E’ in sostanza la base del ragionamento che ha spinto i giudici del Tribunale del Riesame di Salerno a far decadere l’accusa più pesante, rivolta nei confronti dell’imprenditore di Pontecagnano.  Ovvero, il concorso esterno in associazione di stampo mafioso.

Per Attanasio, guida della Lavoro.doc e della galassia di imprese a lui riconducibile, restano in piedi i reati associativi finalizzati alla frode fiscale, al riciclaggio e all’auto-riciclaggio. Ma per il Riesame non si può dire con certezza che sia parte integrante di un sistema criminale che fa capo ai Pecoraro-Renna. Così Attanasio va ai domiciliari, lasciando il carcere dove era detenuto in seguito all’arresto scattato a Piacenza, prima di Natale.

Le posizioni di La Rocca e Bisogni

E’ libero per gli stessi motivi Sergio La Rocca, suo braccio destro e factotum. Finanzieri e Procura lo ritenevano elemento operativo per il controllo delle società. Non muta, invece, la posizione di Enrico Bisogni, che i magistrati dell’antimafia di Salerno pensano essere il reggente del clan Pecoraro-Renna. Lui, già detenuto per altri reati, non ha fatto ricorso al Riesame. Assunto tempo fa nella società SVA, parte integrante del cosiddetto gruppo Attanasio, secondo le accuse sarebbe l’uomo che garantiva l’ordine- pure con metodi spicci- nelle trenta aziende riconducibili ad Attanasio. Bisogni potrebbe avere caldeggiato l’assunzione di molte persone in odore di camorra e garantito per l’ottenimento di false attestazioni da proporre all’autorità giudiziaria per avere benefici. Il suo ruolo andrà messo a fuoco, soprattutto per l’ipotesi formulata dalla Guardia di Finanza sul riciclaggio di capitali sporchi.

I pentiti che li accusavano non sono credibili a sufficienza

Ma intanto, per il Riesame, Giovanni Attanasio non è uomo di malavita. Quindi anche i beni sequestrati- per adesso- possono essergli restituiti. Furono i pentiti De Maio e Del Pizzo ad accusare Attanasio, definendolo «la camorra col vestito buono». I giudici del Riesame, però, non li hanno ritenuti credibili a sufficienza.

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