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Lettera ai fedeli dell’Arcivescovo Moretti: a Natale meno social e meno gioco d’azzardo Cronaca 

Lettera ai fedeli dell’Arcivescovo Moretti: a Natale meno social e meno gioco d’azzardo

«Il presepe sostituito da un finto paesaggio invernale senza Gesù è solo una nuvola di fumo, l’illusione di una società buona ma, in verità, buona solo per un giorno». E’ uno dei passaggi più duri della lettera che l’arcivescovo di Salerno ha preparato per Natale, rivolgendosi alla comunità di fedeli.

«Cresce d’intensità una particolare atmosfera che molti definiscono “aria di Natale”», scrive Mons. Moretti, citando «strade illuminate, negozi bene addobbati, dolci». Ma quest’aria Natale così fatta, «rischia di distrarci dal vero significato della festa: la nascita di Gesù».

Il messaggio del Vescovo è per quelle persone «che lottano per comandare, cercano di sottomettere, incutono paura, ambiscono a ricchezza e potere. Anche negli ambienti di lavoro, nelle case». «Gesù è venuto per porre fine alla disperazione, alla paura».

E «la paura sparisce quando sappiamo di essere importanti per qualcuno. La solitudine- scrive ancora Mons. Moretti- finisce nel momento in cui ci si accorge di non essere più soli. A volte, però, l’incontro con i parenti diventa uno “stress natalizio”.

E se il Natale non dà la soddisfazione desiderata, pur tra tante persone, si sperimenta la solitudine, si comunica con difficoltà». Ma il Vescovo va oltre e fa una lista di regali possibili per questo Natale:

  • meno sigarette, meno soldi per il gioco d’azzardo. Quante famiglie si sono rovinate per questo. Il gioco spilla soldi a piccole somme, come quei cartoncini colorati che si grattano con la speranza di diventare ricchi. A Natale, se vogliamo giocare, divertiamoci con la tombola, pochi centesimi a cartella e tante belle risate.

  • Regaliamoci l’impegno a essere meno scortesi, meno pretenziosi.

  • Regaliamoci una fuga dai social in tutti quei momenti in cui possiamo guardare negli occhi chi abbiamo accanto.

  • Regaliamoci un tempo per riflettere prima di parlare.

Tutto questo per dare un esempio. I giovani osservano gli adulti e spesso ricalcano i loro difetti.

Di seguito, il testo integrale della missiva di Mons.  Luigi Moretti, Arcivescovo metropolita di Salerno-Campagna-Acerno:

NATALE: IL VERO DONO È GESÙ

Carissimi,

nei giorni prossimi al 25 dicembre cresce d’intensità una particolare atmosfera che molti definiscono “aria di Natale”. Strade illuminate, negozi bene addobbati, abeti innevati, dolci, renne e slitte. Tutto sembra voler risvegliare un desiderio di qualcosa che manca alla nostra gioia. Ma il presepe sostituito da un finto paesaggio invernale senza Gesù è solo una nuvola di fumo, un’attesa fondata sul nulla, l’illusione di una società buona ma, in verità, buona solo per un giorno.

L’aria di Natale rischia di distrarci dal vero significato della festa: la nascita di Gesù, il figlio di Dio che si è fatto uomo per noi. All’epoca, l’Imperatore Augusto era considerato il signore del mondo, una vera e propria divinità i cui proclami erano chiamati “vangeli”. Gesù, vero Signore, nel suo Vangelo parla di amore, di rispetto, di pace e di uguaglianza a quegli stessi uomini che, oggi come allora, lottano per comandare, cercano di sottomettere, incutono paura, ambiscono a ricchezza, gloria e potere. Questo tra le nazioni, ma anche negli ambienti di lavoro, nelle case, ovunque ci siano relazioni tra persone.

L’aria di Natale per noi credenti è il tempo di Avvento. L’avvento ha dei riti, dei temi, dei testi che introducono giorno dopo giorno all’unico vero senso del Natale. La parola adventus si usava anche in occasione della visita di una persona importante in una provincia romana. Per noi l’Avvento è il tempo in cui diciamo: tra poco Dio sarà qui, si farà uomo e verrà a vivere tra di noi.

Gesù è venuto a condividere le nostre gioie e le nostre sofferenze. A Natale festeggiamo la venuta di un amico, l’arrivo di un fratello che ci ama immensamente e insieme ci chiede di accoglierlo. Subito dopo la nascita del piccolo Gesù, venne dato l’annuncio ai pastori perché fossero i primi a partecipare a quell’evento. Fu detto loro che la gioia annunciata sarebbe stata di tutto il popolo (cfr. Lc 2,19-11).

Dunque, festeggiamo perché Gesù è venuto a sconfiggere il peccato e a vincere la morte. La sua nascita è il primo passo verso la Pasqua in cui si realizza tutta la sua missione. Gesù è venuto sulla terra per la resurrezione di ogni uomo, per porre fine alla disperazione, alla paura di morire.

La paura diminuisce o sparisce quando sappiamo di essere importanti per qualcuno. La solitudine finisce nel momento in cui ci si accorge di non essere più soli, quando gli altri condividono nel cuore la realtà che noi stessi viviamo, con le sue luci e con le sue ombre. A volte, però, l’incontro con i parenti diventa uno “stress natalizio”. Se il Natale non dà la soddisfazione desiderata, pur tra tante persone, si sperimenta la solitudine, si comunica con difficoltà, si vivono le relazioni senza quella serenità che ci fa bene. È triste non sentirsi considerati o compresi. Ma il Signore viene, invece, come amico: ci comprende, ci considera, soffre e gioisce con noi.

Accogliamo l’amicizia di Gesù, ma cerchiamo anche di non essere noi quelli che isolano, quelli che fanno sentire soli. Siamo venuti al mondo anche per gli altri, perché nessuno si senta solo. “Sei sempre gentile, sei l’unico che mi cerca!”. Abbiamo qualcuno che ci dice così? Facciamo in modo che avvenga. Lasciamo che la nostra persona diventi una luce per qualcun altro, il calore del contatto umano! Questa è la lieta novella: non siamo più soli, ma fratelli.

Torniamo per un momento ai pastori. Al tempo di Gesù erano persone disprezzate, indegne di partecipare alla liturgia o di entrare nel tempio. Ma proprio a loro, prima che agli altri, viene rivelato il grande avvenimento della nascita di Gesù. Forse perché erano gli unici a poterlo davvero comprendere e a rallegrarsene. Poveri, ai margini della società, quindi più sensibili a capire la profondità di un mistero. Immaginiamo l’odore intenso che i pastori portavano addosso, i loro vestiti indossati con dignità, i loro occhi che fissavano il piccolo Gesù. È possibile che abbiano guardato con tenerezza quella bella famiglia che si era messa in viaggio con pochissime cose e affrontando grandi disagi. Le persone semplici, ieri come oggi, sono sempre le più generose e quindi è facile immaginare le piccole forme di formaggio passate dalle loro sacche alle mani di Maria e Giuseppe.

“Che cosa regalo a Natale?”: è la domanda che ci tormenta quando vediamo i primi addobbi nelle vetrine. È paradossale: una cosa piacevole e gratuita come un regalo diventa invece un motivo di preoccupazione. Forse perché è diventata un’abitudine, un obbligo che fa perdere il piacere della spontaneità.

Mi permetto, allora, di darvi qualche suggerimento per i regali:

  • Regaliamoci meno sigarette, meno soldi per il gioco d’azzardo. Quante famiglie si sono rovinate per questo. Il gioco ci spilla soldi a piccole somme, come quei cartoncini colorati che si grattano con la speranza di diventare ricchi. A Natale, se vogliamo giocare, allora divertiamoci con la tombola, pochi centesimi a cartella, e tante belle risate con i nostri familiari.

  • Regaliamoci l’impegno a essere meno scortesi, meno pretenziosi. Magari dando meno ordini del tipo: “La mia tuta è lavata? Devo andare in palestra!”. Oppure meno esclamazioni come: “Cucini sempre le stesse cose!”. Che bel regalo sarebbe la nostra gentilezza e la nostra collaborazione, iniziando dalle persone che abbiamo più care al mondo.

  • Regaliamoci una fuga dai social in tutti quei momenti in cui possiamo guardare negli occhi chi abbiamo accanto. Chi è sposato guardi lo sposo, la sposa, i figli, le persone di famiglia. “Permesso, grazie, scusa”: l’Abc della famiglia, come il Papa ci ricorda costantemente. Più si va avanti con gli anni e più è necessario essere accoglienti. Non permettiamo al tempo che passa di far affievolire la tensione verso il bene dell’altro, l’attenzione verso ciò che l’altro sta vivendo. Tanti matrimoni si salvano con gesti semplici. La stessa cosa vale per il lavoro, la parrocchia, la scuola, la palestra: anche in questi luoghi abbiamo tanto calore umano da donare.

  • Regaliamoci un tempo per riflettere prima di parlare. Possiamo fare del male a qualcuno? Stiamo dicendo la verità o la stiamo adattando a nostra convenienza? Stiamo calunniando qualcuno?

  • Regaliamoci l’espressione “cambiamo discorso” nel momento in cui sentiamo parlare male di qualcuno. Non diventiamo complici di chi procura il male attraverso la parola.

  • Regaliamoci un passo coraggioso verso chi ci ha fatto del male. Proviamo a ricucire qualcosa, a ristabilire un contatto, a riprendere almeno il saluto. Dirsi solo “buongiorno” la mattina è già meglio che guardarsi male e restare muti, dando forza al rancore. È molto difficile, certo, ma ci si può provare.

  • Regaliamo a noi stessi, innanzitutto, un tempo di silenzio e di preghiera. Con il trascorrere del tempo sperimenteremo i benefici di questa nostra confidenza con il Signore.

Sono questi i regali di chi cerca i beni più profondi. Solo a chi sa andare oltre le cose materiali la nascita di Gesù dice qualcosa. Persino un sorriso, talvolta, può essere un regalo più prezioso di un balocco. “Se guardiamo nelle nostre case, – ha detto Santa Teresa di Calcutta – vediamo quanto è difficile talvolta trovare un sorriso e il sorriso è il principio dell’amore. Allora incontriamoci con un sorriso e una volta che abbiamo cominciato l’un l’altro ad amarci diviene naturale fare qualcosa per gli altri”.

Diamo, da adulti, un esempio ai giovani. Togliamo loro il mito del possesso dei beni materiali, che non sono ricchezza ma povertà. I giovani osservano gli adulti e spesso ricalcano i loro difetti. “Talora gli adulti – è scritto nel documento conclusivo del recente Sinodo dei Vescovi sui giovani – non cercano o non riescono a trasmettere i valori fondanti dell’esistenza oppure assumono stili giovanilistici, rovesciando il rapporto tra le generazioni. In questo modo la relazione tra giovani e adulti rischia di rimanere sul piano affettivo, senza toccare la dimensione educativa e culturale”. Noi adulti abbiamo una grande responsabilità educativa: il nostro comportamento e le nostre parole tracciano un sentiero da percorrere, nel bene o nel male.

Un ultimo pensiero per vivere bene il Natale: non perdete mai di vista la devozione verso la Madonna. Abbiate per lei un pensiero ogni giorno. Lei è la mamma di Gesù. Immaginiamo con quanta emozione ha atteso il suo bambino e quanto lo ha amato. Tenete sempre vicino a voi la corona del Rosario. Se non lo recitate perché non ci riuscite, perché non avete tempo o pazienza, non importa: basta che abbiate almeno un pensiero al giorno verso la Madre di Dio. Chiediamole di aiutarci a vivere con pienezza il Natale, a essere uomini e donne migliori, capaci di rendere felice chi è accanto a noi. Gesù Bambino svela a ciascuno di noi il volto di un Padre che ci guarda dal cielo sorridendo.

Buon Natale a tutti!

+ Luigi Moretti

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