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Mappa del crimine in fermento nel Salernitano: ecco cosa emerge dalla relazione semestrale della DIA Cronaca 

Mappa del crimine in fermento nel Salernitano: ecco cosa emerge dalla relazione semestrale della DIA

Più che di una riorganizzazione dei vecchi clan sul territorio, la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia racconta di nuove leve che sgomitano per farsi spazio. La cosiddetta malavita di seconda generazione attrae soprattutto la fascia di giovani tra i 18 ed i 40 anni, senza arte e né parte. Figli del disagio sociale e culturale ma anche della disoccupazione che sfocia nella delinquenza.

Il sintomo arriva dal Cilento, dove in assenza di clan autoctoni, attecchiscono ramificazioni di gruppi della Piana del Sele, dell’alta Calabria o dell’area Vesuviana. In alcuni casi, come ad Agropoli, prendono piedi addirittura famiglie nomadi, come quella dei Marotta. Si contendono l’usura, lo spaccio di droga ed il riciclaggio dei capitali sporchi con i Marandino che orbitano a Capaccio, dopo lo scioglimento dei sodalizi di camorra alla fine degli anni ’90.

Ma c’è un altro profilo che allarma. E’ quello della corruzione di funzionari pubblici e di imprenditori che si mettono al soldo di chi deve far girare liquidità e punta agli appalti come alle attività commerciali. Il caso più emblematico di un malessere che c’è in alcuni settori della pubblica amministrazione arriva da San Mauro Cilento, dove è finito agli arresti mezzo Comune insieme a certi imprenditori.

Estorsioni, rapine, droga e riciclaggio anche nella Piana del Sele, dove la manovalanza dei successori del clan Maiale è spesso di origine straniera. Mentre a Battipaglia permane il potere dei Pecoraro-Renna, nonostante scissioni e divisioni che non ne hanno minato il fervore operativo: basti pensare che continuano a mantenere le famiglie degli affiliati detenuti.

Sul territorio che comprende i comuni di Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano permane l’operatività del clan De Feo, mentre a Salerno il primo piano è ancora del clan D’Agostino: qui non si è esitato addirittura ad uccidere, per stabilire il predominio sul mercato degli stupefacenti.

A Vietri resiste la longa manus degli Apicella, a Sant’Egidio quella dei Sorrentino, a Cava ci sono i Bisogno ed i Zullo impegnati in ampi settori dell’economia, nella Valle dell’Irno i Graziano ed i Genovese.

Capitolo a parte, come sempre, per l’agro nocerino sarnese. Preoccupa la cappa creata a Scafati dai Loreto-Ridosso-Matrone, ancora molto attivi così come i Fezza-D’Auria-Petrosino a Pagani, i Mariniello a Nocera, i Tempesta ad Angri, i Serino a Sarno. Anche qui le nuove leve si fanno strada con il placet delle vecchie consorterie.

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