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Nuovi scavi a Paestum:  la “seconda vita” del Tempio di Nettuno Curiosità 

Nuovi scavi a Paestum: la “seconda vita” del Tempio di Nettuno

Risalirebbe alla “seconda vita” del tempio più famoso della Magna Grecia, ovvero ai secoli IV-III a.C., l’enigmatico edificio nei pressi del tempio di Nettuno di Paestum, noto come “Casa dei Sacerdoti”, un edificio di cui si ignora la funzione.

“Casa dei Sacerdoti” è una di quelle denominazioni leggermente anacronistiche alle quali si ricorre in mancanza di dati certi, spiega il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel: “Da lì è partita l’idea di avviare nuovi scavi in un complesso che, per la sua posizione accanto all’altare del tempio cosiddetto di Nettuno, deve aver avuto un’importanza centrale nelle attività rituali: speriamo così di avere nuovi dati sul contesto più ampio del tempio, anche perché non conosciamo ancora la divinità alla quale era dedicato”.

I dati recuperati nella prima campagna di scavo, che si è conclusa il 10 aprile, fanno intuire che l’edificio – con un impianto irregolare e pavimenti in grandi basoli – fu eretto tra IV e III sec. a.C., cioè tra la fase lucana e quella romana.

In quell’epoca – precisa Zuchtriegel – c’erano ancora dei Greci a Paestum, ma chi comandava erano altri: prima i Lucani, poi i Romani”.

Lo scavo ha evidenziato come, dopo una prima fase lucana e romana, l’edificio ha subito un’importante intervento di ristrutturazione nel II secolo a.C.

Un pozzo che originariamente fu allestito in uno degli ambienti venne chiuso con materiali di risulta e resti di animali, forse sacrificali, mentre in vari punti l’antico pavimento in basoli di travertino o terra battuta fu coperto da un pavimento in cocciopesto.

Incerta invece la relazione tra un focolare o forno scoperto al centro di uno degli ambienti e l’edificio, dal momento che gli archeologi si sono imbattuti in una stratigrafia sconvolta da vecchi interventi degli anni ’50 del secolo scorso, mai documentati.

Per questo – aggiunge il direttore – abbiamo bisogno di fondi per una nuova campagna di scavo: perché come spesso accade, l’ultima ha posto più domande di quante ne abbia risolte”.

Archeologi ed operai hanno lavorato pubblicamente, cioè senza schermature, con visite al cantiere ogni giorno per il pubblico presente negli scavi: “E’ la sintesi della nostra missione – conclude Zuchtriegel – condividere la ricerca e la conoscenza con tutti“.

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