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Piccola storia degli avori medievali di Salerno Curiosità 

Piccola storia degli avori medievali di Salerno

Tra i capolavori custoditi dal Museo Diocesano, il ciclo di Avori Salernitani è un’opera unica eburnea, conservata quasi interamente e raffigurante, in 67 formelle, scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Si tratta di una raccolta tra le più complete che la storia dell’arte medievale abbia mai censito: vi è descritta la salvezza dell’uomo, riprodotta sulle tavolette in avorio in forma semplice, com’è la manifestazione di una fede profonda. Chi passa per le sale del Museo Diocesano, che ha sede nell’antico ex seminario arcivescovile in Largo Plebiscito, con il ciclo degli avori si tuffa nell’XI secolo, quasi portato per mano dagli artisti salernitani che hanno composto le formelle istoriate: 18 tavolette raccontano storie dell’Antico Testamento, altre 19 gli episodi del Nuovo Testamento; completano la raccolta medaglioni e frammenti decorativi ed una quindicina di busti di evangelisti, apostoli e oranti. All’osservatore contemporaneo, gli avori appaiono separati ma in origine erano un insieme complesso, forse a decorare la cattedra dell’arcivescovo di Salerno Alfano I. Un tesoro di cui si inizia a parlare relativamente tardi (le prime fonti accreditate risalgono al ’500) e che nel corso dei secoli ha subito danni e depredazioni, tant’è che frammenti si trovano nei musei di Amburgo, Berlino, Budapest, New York, Parigi e San Pietroburgo. La narrazione inizia da Adamo ed Eva, prosegue con Noè, Abramo e Giacobbe, arriva a Gesù alla sua Passione e alla Resurrezione, con il finale della Pentecoste.

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