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Rapine ai portavalori, la Polizia di Salerno arresta una banda transnazionale di criminali Cronaca 

Rapine ai portavalori, la Polizia di Salerno arresta una banda transnazionale di criminali

Professionisti, determinati e spietati, accusati, infatti, oltre che di rapina anche di tentato omicidio. In due occasioni non hanno esitato a puntare il kalashnikov contro le vittime e a cospargere chiodi elettrosaldati lungo l’autostrada. Le rapine, cinque quelle contestate, due messe a segno nel salernitano, una agli scavi di Pompei, una a Foggia ed una ad Avellino, servivano per finanziare il colpo della vita, che proprio in questi giorni era previsto Germania, nella regione della Renania – Palatinato. Un colpo da oltre 20milioni di euro. Erano in 19, tre dell’agronocerino sarnese, poi foggiani, napoletani ed albanesi, a comporre l’associazione criminale transnazionale che rapinava furgoni porta valori e Istituti di Credito sgominata all’alba dalla Polizia italiana in collaborazione con quella tedesca, grazie agli accertamenti avviati dalla Questura di Salerno sotto il coordinamento della Procura di Nocera Inferiore. Le indagini, svolte dal Servizio Centrale Operativo e dalle Squadre Mobili di Salerno e Foggia, sono state avviate dopo la rapina ad un furgone portavalori avvenuta a Fisciano lo scorso febbraio. Gli investigatori hanno ricostruito la struttura organizzativa, le dinamiche del gruppo criminale e identificato ciascun componente. Finanziatore del commando era Salvatore Della Ratta, che ha già scontato una pena per la rapina da 25milioni di euro avvenuta nel 2008 in provincia di Biella. Le indagini non state facili per gli inquirenti, che con intercettazioni, registrazioni video e pedinamenti per otto mesi hanno tenuto sotto controllo ogni movimento della banda che, nonostante il sospetto di indagini, il ferimento di un componente e l’arresto di un altro, non ha mai perso di vista l’obiettivo finale. Per l’assalto armato programmato in Germania, sventato grazie alla collaborazione della polizia tedesca attivata su input degli inquirenti italiani, gli indagati erano pronti a tutto, anche di uccidere, come ascoltato durante le intercettazioni. Oltre che di kalashinokov, la banda si era dotata anche di jammer, strumenti utilizzati per impedire ai telefoni cellulari di ricevere o trasmettere onde radio.

https://www.youtube.com/watch?v=IMDfdYEhEgc

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