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Carcere di Salerno, stop ai colloqui. La rivolta dei detenuti Cronaca 

Carcere di Salerno, stop ai colloqui. La rivolta dei detenuti

Si sono vissuti momenti di tensione nel carcere di Salerno-Fuorni a causa di una rivolta inscenata da un centinaio di detenuti.

Sono arrivati addirittura a puntare un idrante contro la direttrice. Nella casa circondariale di Salerno, ieri pomeriggio, si è scatenata la furia violenta e distruttiva di un centinaio di detenuti, a loro dire incolleriti per la decisione del ministero di sospendere i colloqui con i familiari per l’allerta Coronavirus.

Una decisione già annunciata nei giorni e della quale la direttrice Rita Romano, in prima persona, aveva già informato i detenuti, garantendo loro la possibilità di poter avere con i familiari più contatti telefonici. In un primo momento buona parte dei detenuti sembrava aver compreso il buon senso della scelta, ieri, poi, la situazione è esplosa. Circa centro detenuti del secondo piano hanno dato fuoco ai materassi ed utilizzato le brande per aprirsi un varco tra gli agenti penitenziari. Poi hanno sfondato le finestre e sono saliti sul tetto. Dentro e fuori il carcere è scattato il protocollo di massima sicurezza. A Fuorni, per dare sostegno agli agenti della Polizia Penitenziaria, sono giunti carabinieri e polizia. E’ stato necessario anche l’intervento dei Vigili del Fuoco e del 118. Da Napoli sono arrivati gli uomini dei reparti speciali antisommossa delle forze dell’ordine e sul posto, a seguire la protesta, c’erano il Questore di Salerno ed il Comandante provinciale dell’Arma.

Al termine della rivolta, rientrata intorno alle 20, i detenuti hanno messo nero su bianco le loro richieste. Nella lettera, che da diverse ore gira anche sui social, i carcerati chiedono di essere sottoposti al tampone e che lo stesso si fatto per il personale sanitario e penitenziario impegnato all’interno del carcere. Poi, che lo stesso personale sia ristretto h24 nella casa circondariale, che siano più agenti nelle ore notturne e che si diano “pene alternative in modo tale da concedere ad ogni ristretto la possibilità a scontare la propria pena a casa” e che nessun detenuto venga sanzionato o trasferito per la protesta. Ifine, in alternativa ai colloqui chiedono di comunicare con le proprie famiglie tramite dirette video.

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