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CENSIS, Italia in ripresa ma le difficoltà generano rancore Cronaca 

CENSIS, Italia in ripresa ma le difficoltà generano rancore

E’ un’Italia che dopo anni di crisi comincia finalmente a vedere la luce grazie alla ripresa economica, ma è ancora un’Italia in difficoltà e vede quindi crescere il rancore. Lo sottolinea il Censis nel 51/mo Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese.

L’Italia si risolleva: corre la produzione industriale, con performance che superano anche quella tedesca, volano gli investimenti, almeno quelli privati. E tornano finalmente i consumi, cresciuti del 4% negli ultimi tre anni, e soprattutto il piacere di consumare: si spende di nuovo in cultura, parrucchieri, prodotti cosmetici e trattamenti di bellezza, pacchetti vacanze.

Il rapporto Censis 2017 racconta una svolta positiva del Paese, ma evidenzia anche che si accentua sempre di più il divario tra chi si è liberato dalle strettoie della crisi, e una maggioranza rabbiosa che è rimasta indietro.

“Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore”.

Quindi una parte enorme della popolazione italiana guarda con invidia un ascensore sociale irrimediabilmente rotto: la maggiorparte degli italiani pensa che sia difficile risalire nella scala sociale, tutti invece pensano che sia estremamente facile scivolare in basso, compreso il 62,1% dei più abbienti.

Dunque questa cinquantunesima edizione del rapporto fotografa l’incapacità del Paese non solo di essere ottimista ma proprio di “immaginare il futuro”, fatto questo che si sostanzia anche nella riduzione del peso demografico dei giovani: oggi i Millennials tra i 18 e i 34 anni sono 11 milioni mentre gli over 64 hanno superato i 13,5 milioni, e quindi si parla molto di più di pensioni che di disoccupazione giovanile.

La polarizzazione non è solo tra chi gode dei benefici della ripresa, e chi è rimasto indietro, ma anche tra un Nord Italia e una capitale sempre più attrattivi e un Sud che offre sempre meno e che si sta letteralmente desertificando. Tra il 2012 e il 2017 nell’area romana gli abitanti del capoluogo sono aumentati del 9,9% e quelli dell’hinterland del 7,2%. A Milano l’incremento demografico è stato rispettivamente del 9% e del 4%, a Firenze del 7% e del 2,8%. Si spopolano invece le grandi città del Sud, a cominciare da Napoli, Palermo e Catania, dove affonda anche il Pil. Ma va male anche alle città intermedie come Torino, Genova e Bari.

Attento da sempre all'”immaginario collettivo”, inteso come “l’insieme di valori e simboli in grado di plasmare le aspirazioni individuale e i percorsi esistenziali di ciascuno”, punto di partenza indispensabile per “definire un’agenda sociale condivisa”, il Censis trova che ormai i vecchi miti appaiano stinti, ma i nuovi siano privi di forza aggregatrice. Infatti per gli under 30 al primo posto ci sono i social network. Per la media degli italiani resiste invece un mito vecchissimo: il posto fisso, al primo posto per il 38,5%. E a sopresa, il posto fisso si piazza al secondo posto anche per la fascia più giovani, anche se è quasi a pari merito con lo smartphone.

 

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