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Centro PMA al Ruggi ridotto per fare spazio al doppione di Cardiochirurgia Cronaca 

Centro PMA al Ruggi ridotto per fare spazio al doppione di Cardiochirurgia

La smentita che l’Ospedale Ruggi d’Aragona fa diramare sul rischio chiusura del centro di procreazione medicalmente assistita, oltre che timida, è in realtà una seconda notizia: perché non solo conferma il forte ridimensionamento del centro anti-infertilità, ma anche l’urgenza di consegnare all’ex consigliere regionale e cardiochirurgo Enrico Coscioni un reparto creato ad hoc, con lo sdoppiamento della divisione di Cardiochirurgia nella Torre Cuore dell’azienda ospedaliera.

Non solo: il fatto che il manager pro tempore del Ruggi preferisca non rilasciare interviste sul tema, denota un certo imbarazzo che, per carità, capiamo: il dottor Vincenzo D’Amato sta gestendo una situazione difficile, le pressioni non mancano. Ma stando alla cronaca non si può non notare che la decisione datata 9 gennaio, con cui si comunica la destinazione della metà degli spazi del terzo piano della Torre cuore al reparto del dottor Coscioni, porta con sé conseguenze gravi per l’impossibilità del centro di procreazione medicalmente assistita di proseguire nelle prestazioni come prima. Inoltre, come vedremo, ciò comporta il trasferimento coatto dell’Oculistica Pediatrica in locali vicini alla Medicina Nucleare. Locali non adatti per una serie di motivi che spiegheremo, limitandoci per ora a segnalare il rischio di radiazioni ionizzanti per donne gravide e bambini.

Carte alla mano, la direzione del Ruggi sostiene di avere un nulla osta dell’Asl al ridimensionamento del centro anti-infertilità. Questo è vero, ma è altrettanto vero che il nulla osta porta la data di ieri ed il calce al parere firmato dal direttore del servizio igiene pubblica si legge che l’Asl «resta in attesa di ricevere comunicazione di conclusione dei lavori al fine di procedere alle verifiche previste dalle norme». Come dire, fate pure come volete ma non è detto che dopo vi autorizziamo.

Il problema è proprio questo: come segnalato dal dottor Giorgio Colarieti, responsabile del centro di procreazione medicalmente assistita, l’autorizzazione firmata dall’allora sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, faceva riferimento a spazi e locali come sono adesso e non come mostra la planimetria che i vertici del Ruggi allegano alla documentazione inoltrata all’Asl. Dalla planimetria del terzo piano della Torre Cuore, infatti, si nota come per ricavare il reparto del dottor Coscioni si debba sacrificare della metà lo spazio condiviso tra centro anti-infertilità e ambulatorio di oculistica pediatrica (provocando il trasferimento di quest’ultimo).

E siccome nel centro si trattano anche tessuti umani per la preservazione della fertilità dei pazienti oncologici, il ridimensionamento deciso dall’ospedale Ruggi potrebbe violare le norme e far incorrere in vicende penali così come già accaduto all’Ospedale di Teramo, per un caso analogo. Ma c’è un’altra cosa che grida vendetta: dal mese di agosto, infatti, giace in chissà quale cassetto il bando per reclutare due biologi/biotecnologi da assegnare al centro anti-infertilità. Nonostante la nota diramata dall’ospedale Ruggi faccia cenno alle due borse di studio, nulla dice su date certe, procedure avviate, progetti conclusi, tempistica degli interventi citati per il centro di procreazione medicalmente assistita. Anzi: l’unica certezza, messa nero su bianco, è la necessità di consegnare le chiavi del reparto-doppione di cardiochirurgia al dottor Enrico Coscioni entro il 15 gennaio, ovvero domani.

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