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Il caso Teramo, precedenti per PMA non autorizzata. Il Ruggi rischia Cronaca 

Il caso Teramo, precedenti per PMA non autorizzata. Il Ruggi rischia

L’autorizzazione dell’allora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca è datata 23 marzo 2011, come recita il timbro sul documento che il primo cittadino firma nella primavera di quell’anno per dare il via libera al centro di procreazione medicalmente assistita presso l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Un’autorizzazione necessaria, leggi alla mano, perché per allestire i locali del centro anti-infertilità bisogna fare un cambio di destinazione d’uso funzionale compensativo all’interno dell’azienda, che l’allora direttore generale Attilio Bianchi predispone chiedendo all’allora sindaco De Luca di procedere con verifiche ed autorizzazioni. Il decreto legislativo 191/07 prevede che ad ogni cambiamento di spazi e strutture debba seguire una nuova procedura di autorizzazione, altrimenti si commette un reato. Di più, la stessa norma disciplina la qualità e la sicurezza per la donazione, approvvigionamento, controllo, lavorazione, conservazione, stoccaggio e distribuzione di tessuti e cellule umani. In altre parole, quanto deciso dal commissario del Ruggi, Vincenzo D’Amato e dall’intera catena di governance dell’azienda ospedaliera rischia di incorrere in vicende penali che è lo stesso responsabile del centro anti-infertilità, Giorgio Colarieti, a segnalare in una lettera recapitata in queste ore sul tavolo di chi ha deciso di fare spazio alla Cardiochirurgia di Coscioni ridimensionando la procreazione assistita e trasferendo l’Oculistica Pediatrica ad horas. «Dall’esame delle planimetrie trasmesse risulta chiaramente- scrive Colarieti- una sostanziale modifica della distribuzione dei locali adibiti ed autorizzati per l’esercizio delle attività di primo livello. Tutto ciò con evidente compromissione dell’idoneità dei locali, non essendo più rispondenti all’anzidetta autorizzazione sindacale e alla richiamata normativa nazionale, oltre al recente decreto regionale relativo alla procreazione medicalmente assistita. Tanto premesso- conclude Colarieti- chiedo autorizzazione a continuare l’attività nei locali finora utilizzati ed autorizzati per non incorrere nelle vicende penali che hanno riguardato analoga struttura dell’ospedale di Teramo». Il caso segnalato da Colarieti è quello che ha visto finire sotto accusa manager, direttore sanitario e direttore medico di presidio e di dipartimento dell’Asl e dell’ospedale di Teramo per i quali la Procura ha chiesto l’arresto ed una multa di migliaia di euro: secondo Nas dei Carabinieri e Guarda di Finanza il centro di procreazione medicalmente assistito teramano era senza autorizzazioni.

Il caso Teramo e lo spostamento della PMA del Ruggi di Salerno

Ma quali possono essere le conseguenze sul piano giudiziario, di uno spostamento del centro di procreazione medicalmente assistita? Essendo necessaria un’autorizzazione per ogni cambiamento, si rischia di violare la legge e di incorrere in reati di natura penale.

Pubblicato da Liratv su Lunedì 13 gennaio 2020

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