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Immigrazione clandestina, ecco com’era organizzato il sistema Cronaca 

Immigrazione clandestina, ecco com’era organizzato il sistema

Assunzioni fasulle attraverso il decreto flussi

“Io se volessi fare i soldi li faccio qui… io in una giornata guadagno 300 euro”. Sono le parole di Hassan, detto “Appost”, il capo dell’organizzazione criminale accusata, tra le altre cose, di favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina.

È uno stralcio delle intercettazioni telefoniche rientranti in un’inchiesta che ha consentito di stoppare quella che può essere definita una tratta di schiavi. Perché gli immigrati di notte venivano sistemati in dei tuguri, a volte anche chiusi dentro a chiave, e di giorno venivano trasportati in massa nei campi a lavorare per pochi spiccioli.

La maggior parte del guadagno andava infatti ai capi dell’organizzazione che faceva venire in Italia cittadini stranieri attraverso un permesso di lavoro straordinario di sei mesi. Con la promessa di essere assunti, grazie alla collusione di circa venti imprenditori agricoli italiani, la maggior parte dei quali nella piana del Sele.

Ogni immigrato pagava fino a dodicimila euro

L’iter fin qui era regolare, così come previsto dal decreto flussi. In realtà l’assunzione non avveniva e al loro arrivo in Italia gli stranieri ottenevano un altro permesso in attesa di sistemazione occupazionale per dodici mesi. A quel punto gli immigrati venivano sfruttati e ridotti in condizioni disumane, dopo aver pagato fino a dodicimila euro per la pratica che consentiva di entrare in Italia.

Il tutto con la complicità di un commercialista ebolitano, ora agli arresti domiciliari. È uno dei 35 indagati nella complessa indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Salerno.

La Procura di Salerno evidenzia l’esistenza di una forma di immigrazione non censita rispetto alla classica rotta mediterranea. E la presenza di organizzazioni criminali in grado di gestire in via diretta il canale migratorio dal paese di origine fino allo sfruttamento nei campi. Ciò fa emergere la possibilità, in un territorio storicamente connotato da criminalità organizzata tradizionale, di inserimento di altre organizzazioni gestite da stranieri.

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