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La maledizione del 4-3-3 Sport 

La maledizione del 4-3-3

In principio fu Zeman, poi venne il caos: la maledizione del 4-3-3 si abbatte con forza sulla Salernitana. Il sistema di gioco tanto amato dal boemo che, ironia della sorte sabato ritorna da avversario all’Arechi, è croce e delizia della piazza granata, ormai da anni. Le note liete, in questo senso, Salerno le ha vissute solo nella parentesi felice di quel Delio Rossi ispirato da Zemanlandia, ma poi anche per il tecnico romagnolo arrivò il periodo buio. Più recentemente, il dibattito sul 4-3-3, rivisto e corretto in chiave moderna, si è riacceso in questi anni segnati dal ritorno in B della Salernitana. Nell’era targata Lotito e Mezzaroma, è ormai tormentone. Un film già visto con un copione praticamente identico, dal prologo estivo, all’epilogo invernale, caratterizzato dall’immancabile cambio tecnico. Da Torrente, a Sannino, passando per Bollini, la storia si ripete. Due anni fa, con la Salernitana neo promossa in B, arriva il tecnico di Cetara, sostenitore del 4-3-3 di zemaniana memoria. Peccato che la squadra granata avesse due bomber in rosa, tali Coda e Donnarumma che, insieme, nel tridente offensivo finivano per fare a cazzotti. Di qui la brillante idea dell’allenatore non farli giocare assieme, con conseguenti polemiche, polveroni e sconfitte sul campo. La giostra si ferma quando arriva l’inevitabile cambio tecnico. Menichini, senza scomodare Pitagora, rimette le cose a posto, con estrema semplicità. Così, si viene a scoprire che giocando con due punte in attacco, Coda e Donnarumma potevano addirittura coesistere. La scoperta, però, non illumina i successori di Menichini. Con Sannino (anche se in realtà la prima scelta sarebbe stata Simone Inzaghi), la maledizione del 4-3-3 sembrava non dovesse abbattersi di nuovo sulla Salernitana. Poi, però, con l’arrivo di Rosina, si finisce di nuovo nel baratro. Si impiega quasi un intero girone di andata a tentare di capire quale fosse il modulo più congeniale alla squadra ed in grado di esaltare le caratteristiche del fantasista calabrese. La discussione non si esaurisce, in realtà, neanche dopo il cambio tecnico. Bollini, però, senza complicarsi la vita, senza intestardirsi più del necessario ed impiegando il 4-3-3 a singhiozzo, traghetta la squadra granata, a ridosso dei playoff. La maledizione ritorna, però, nel momento in cui il tecnico di Poggio Rusco decide di assecondare, pedissequamente, la sua filosofia di gioco. A differenza dei suoi predecessori (il riferimento in particolare va a Torrente), avrebbe anche i giocatori adatti al sistema di gioco a lui tanto caro, ma ne ha pure altri che dovrebbero essere impiegati in altro modo, per essere sfruttati al meglio. In parole povere, il ciclo si ripete: Bocalon e Rossi rischiano di diventare i nuovi Coda e Donnarumma, Rosina è ancora a caccia di collocazione, il tecnico antepone il modulo ai giocatori di volta in volta a disposizione. Come un anno fa la Salernitana dopo le prime tre giornate ha raccolto due punti, con le stesse modalità (due pareggi di fila e poi la sconfitta esterna), come un anno fa Lotito è già sceso in campo per ricordare all’allenatore che i giocatori li ha ma non ha saputo schierarli in maniera adeguata. Il prossimo step è scontato (anche se solitamente arriva a ridosso del girone di ritorno, non così presto), a meno che Bollini non scacci via la maledizione del 4-3-3 e segua la semplice, ma efficace regola dei giocatori giusti al posto giusto.

https://www.youtube.com/watch?v=21bMP1HsCFY

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