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Omicidio Pennasilico: arrestato Bruno Di Meo Cronaca 

Omicidio Pennasilico: arrestato Bruno Di Meo

Il 23 aprile scorso, in località Cerzoni di Giffoni Sei Casali, ci fu un vero e proprio agguato a Domenico e Generoso Pennasilico, padre e figlio, due pastori che su quel pianoro volevano recuperare alcuni capi di bestiame senza sapere che ad attenderli c’era Bruno Di Meo, 23 anni, armato di fucile e probabilmente in compagnia di almeno altre due persone. Per braccare i due Pennasilico, secondo gli inquirenti, fu organizzata una spedizione. Ed è per questo che il gip del tribunale di Salerno, nel firmare l’ordinanza di custodia cautelare per Di Meo, ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione. A convincere il procuratore aggiunto Cannavale, il sostituto Cardillo ed i Carabinieri della Scientifica e della Compagnia di Battipaglia, sono state prima di tutto le richieste d’auto fatte al 112 da Generoso Pennasilico mentre era sotto il fuoco di Di Meo. Pennasilico disse subito il nome del suo aggressore, riferendo che anche il padre era sotto tiro. Poco dopo, sarebbero stati proprio i Carabinieri a ritrovare l’anziano cadavere sul greto di un torrente dopo un tentativo di fuga. Gli accertamenti hanno permesso di capire che Domenico Pennasilico è stato ucciso da due colpi di fucile: uno l’ha raggiunto alle gambe – immobilizzandolo- un altro letale alla zona lombo sacrale: quest’ultimo esploso da distanza ravvicinata – non più di un metro e mezzo – con un fucile a pallettoni. I reperti raccolti dalla scientifica su un vasto percorso lungo il pianoro di Cerzoni e le perizie del Ris di Parma su capelli e abiti di Bruno Di Meo, hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’accaduto ipotizzando la presenza di almeno altri due complici e smontando l’alibi di Di Meo, il quale sosteneva di aver sparato nella gara del caciocavallo durante la tradizionale festa della Madonna del Carbonara. Proprio quest’ultimo dettaglio, ha convinto gli inquirenti della premeditazione dell’agguato ai Pennasilico, visto l’alibi da costruire. Il movente è riconducibile a dissidi dovuti al pascolo su terreni in concessione e non di proprietà dei Di Meo.

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