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Pescatori di corallo nella rete: ricorso al Riesame per il vincolo associativo Cronaca 

Pescatori di corallo nella rete: ricorso al Riesame per il vincolo associativo

L’affare del corallo poteva fruttare anche due-tremila euro al chilo e probabilmente sarebbe rimasto a lungo nascosto se i pescatori di frodo non avessero commesso una lunga serie di passi falsi. A cominciare dalla disinvoltura con la quale si muovevano in gruppo, con cui conversavano della “roba”, ovvero della merce da recuperare anche a cento metri di profondità deturpando i fondali rocciosi di Punta Campanella, di Praiano e de Li Galli a Positano. Merce che poi piazzavano a compratori dell’area vesuviana, di Torre del Greco come di Torre Annunziata, ma qualche prezioso corallo rosso è arrivato anche a Civitavecchia.

E poi c’è la fitta rete di società costituite in modo fittizio per nascondere la pesca abusiva del corallo: centri diving, associazioni per la ricerca in mare, per le immersioni a scopo turistico. Tutto falso, come documentato anche dalle indagini.

A sbloccare l’inchiesta è stato anche il malore accusato, un anno fa, da uno dei sub della combriccola: riemerso in gravi condizioni, doveva essere soccorso subito. Gli altri pescatori di frodo hanno dovuto chiamare la Capitaneria di Porto. E da allora hanno avuto il continuo fiato sul collo, fino all’esasperazione per il diniego di un’autorizzazione speciale per pescare proprio il corallo. Un’indagine lunga, che ha però dato i suoi frutti e che potrebbe convincere il Riesame del vincolo associativo fra i pescatori, negato dal gip.

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