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Rissa in carcere, tredici arresti dopo i fatti del 5 aprile a Salerno Cronaca 

Rissa in carcere, tredici arresti dopo i fatti del 5 aprile a Salerno

Tredici misure cautelari per la maxi-rissa del 5 aprile scorso in carcere a Salerno. A fronteggiarsi furono detenuti salernitani e napoletani.

Sono state eseguite tra le giornate di sabato ed oggi le tredici misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Procura della Repubblica nei confronti di altrettante persone, tra detenuti ed ex detenuti, tutti protagonisti in negativo della maxi-rissa scoppiata il 5 aprile scorso nella Casa Circondariale di Fuorni. Tra le accuse figurano la resistenza e la violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamenti e finanche rapina: alcuni di loro, infatti, riuscirono a sottrarre agli agenti della polizia penitenziaria- intervenuti per sedare la rissa- le chiavi dei diversi settori dove erano detenuti.

A darsele di santa ragione furono carcerati napoletani e salernitani, divisi in fazioni. Tutto provocato, a quanto pare, dal pestaggio non segnalato di un detenuto partenopeo, qualche ora prima la rissa, sfociata in guerriglia. Solo il tempestivo e coraggioso intervento della polizia penitenziaria, con alla testa il comandante Lancellotta e della direttrice Rita Romano evitò il peggio. La direttrice rimase anche ferita ad una mano.

Il confronto tra salernitani e napoletani avvenne con la sottrazione delle tre chiavi relative ad altrettanti settori di detenzione, con il contatto diretto tra le due fazioni a colpi di mazze ricavate danneggiando gli arredi delle celle. Lo spiegamento di forze scongiurò il propagarsi della rivolta riportando la calma. Qualche ora dopo, i protagonisti della maxi-rissa (dieci salernitani e tre napoletani) furono trasferiti in altre carceri italiane. Dieci di loro erano ancora detenuti al momento dell’emissione delle misure cautelari: altri tre, tornati in libertà, sono stati catturati a Salerno, San Giovanni a Teduccio e Pagani. La loro identificazione è stata possibile anche grazie alle riprese dei sistemi di videosorveglianza e alle testimonianze degli agenti penitenziari.

 

 

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