Voi siete qui
Sentenza Piazza Libertà-Crescent: ecco perché De Luca e la sua ex giunta sono stati assolti Cronaca 

Sentenza Piazza Libertà-Crescent: ecco perché De Luca e la sua ex giunta sono stati assolti

Pubblicate le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Salerno ha assolto De Luca ed i membri dell’ex giunta comunale di Salerno per il processo sul Pua di Santa Teresa.

Il progetto Piazza della Libertà-Crescent poteva essere sostenuto come un obiettivo politico, oltre che come un mero intervento urbanistico. E’ quanto cristallizzano le motivazioni alla sentenza del processo che il 28 settembre scorso ha mandati assolti il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca e molti consiglieri regionali ex assessori della sua giunta comunale quando era sindaco di Salerno.

Secondo il collegio presieduto dal giudice Vincenzo Siani, De Luca e la sua amministrazione non hanno mai valicato il confine legittimo né istigato affinché il Pua di Santa Teresa si realizzasse a tutti i costi, forzando leggi e procedure. Una mazzata per le indagini della Procura, che sull’ipotesi di abuso d’ufficio e lottizzazione abusiva avevano impostato le decine di udienze che hanno preceduto la sentenza. Ma secondo i giudici, le tesi dei pm non erano sostenute da prove sufficienti, da documenti che potessero fugare ogni ragionevole dubbio.

Ed ancora, i periti ed i consulenti dell’accusa sono stati molto meno convincenti di quelli della difesa. L’atteggiamento di De Luca e dei suoi ex assessori non può essere censurato perché sotto il profilo politico è credibile la volontà di perseguire un programma di trasformazione come quello del comparto urbanistico di Santa Teresa. «Le priorità sono le cose possibili», ha detto De Luca citando Bohigas. Ed i giudici lo hanno preso alla lettera, ritenendo compatibile il suo comportamento con l’obiettivo di realizzare in tempi rapidi- e possibili- il parcheggio e la piazza prima, l’emiciclo di Bofill dopo. Oltre, con pressioni ed istigazioni, De Luca ed i suoi non sarebbero mai andati.

Censurabile, semmai, è la superficialità con cui sono state approcciate le questioni paesaggistiche e di compatibilità ambientale, da ascrivere alla Soprintendenza. Ma anche qui, il collegio giudicante non ravvisa dolo, semmai colpa dettata dall’inesperienza. Né si può dire che i permessi a costruire concessi alle ditte che hanno eseguito i lavori fossero per questo totalmente illegittimi.

Related posts