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Ultras: “il calcio non riparta, le priorità sono altre” Sport 

Ultras: “il calcio non riparta, le priorità sono altre”

Diversi gruppi organizzati di tifosi in tutta Italia hanno condiviso un comunicato ufficiale per dire no alla ripresa del campionato. Lo ha fatto anche la Curva Sud Siberiano con i gruppi Nuova Guardia, Nucleo Storico, Frangia Kaotika, IGUS e Prigionieri Di Una Fede. “Se non arrivano aiuti concreti l’Italia tra qualche giorno sarà in ginocchio, le categorie di lavoratori bloccate dai decreti sono già allo stremo e mentre si continua a lottare nelle corsie, mentre tanti piangono ancora le vittime che non hanno avuto neanche modo di salutare per l’ultima volta, si discute di riaprire lo sport, il calcio” si legge nella nota degli ultras.

“Le società di serie A hanno espresso la loro volontà di riprendere il campionato e il presidente della FIGC Gravina dichiara che chi non vuole ripartire non ama il calcio e l’Italia. Noi rispondiamo che le regole valgono per tutti. La proposta di riaprire il calcio in ossequio al dio denaro è irrispettosa verso chi sta ancora sacrificando il proprio lavoro per rispettare le misure introdotte dal Governo” prosegue la nota degli ultras.

“Secondo noi, che il calcio l’amiamo senza avere interessi, le priorità per adesso sono altre. Tutti sanno che il calcio moderno è schiavo-dipendente dagli introiti derivanti dalla vendita dei diritti TV. Le pressioni di multinazionali come Sky, DAZN e Mediaset, a loro volta pressate dagli sponsor per disputare le partite mancanti (più di 100) non permettono che si prenda una decisione semplice che tuteli le persone, perché i contratti stipulati sono diventati catene. Eppure prima esisteva un calcio semplice un calcio scevro da questi condizionamenti e da questo influsso esterno che decide ormai i tempi e il modo in cui si devono giocare le partite per ottenere il massimo profitto mediatico ed economico a discapito di ogni altra cosa. Il calcio moderno, attaccato da tutti gli ultras fin dall’inizio, è oggi una bruttissima copia di quel calcio. Oggi in questa situazione pure il calcio non avrebbe nessun problema a prendere la decisione più ragionevole”.

Il comunicato degli ultras si conclude così. “Adesso la palla passa al Governo. Vedremo nei prossimi giorni quale sarà il metro di misura, il metro di giudizio che sarà adottato, perché se 22 giocatori in campo non costituiscono assembramento vorrà dire che sarà arrivato il momento della ripresa, non solo del calcio, ma delle nostre vite, della nostra libertà di lavorare per andare avanti, visto e considerato che ancora nessuno ha visto un euro. Basta abusi”.

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